venerdì 14 gennaio 2011

MI HANNO PUBBLICATA!!!

Venerdì 14 gennaio 2011 alle 20.01


La gioia di vedere che qualcuno ha preso a cuore la nostra situazione..

http://www.quotidianocasa.it/2011/01/14/shopper-plastica-ce-unaltra-verita/

Grazie anche a tutti voi...:)

E CE LO DICONO SOLO ORA??

Venerdì 14 gennaio 2011 alle ore 15.30

Salvatore Bianca, portavoce del Ministro all'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, risponde alle domande di Eco dalle Città: “Per ora stiamo monitorando la situazione per capire se il mercato si assesterà da solo. Un’applicazione troppo rigida della norma danneggerebbe l’economia, e lo scopo del bando non è questo, ma dare un messaggio forte per l’ambiente: dobbiamo cambiare abitudini

Il Ministero dell’Ambiente assicura che sul bando dei sacchetti non farà nessuna marcia indietro: il divieto di distribuzione e commercializzazione è - e resterà - in vigore come annunciato dal comunicato stampa del 30 dicembre. Alle tante domande che affollano la rete da settimane prova a rispondere Salvatore Bianca, portavoce del Ministro Prestigiacomo.

Cominciamo dall’oggetto del bando: il comunicato stampa fa riferimento a “sacchetti da asporto merci, non conformi ai requisiti di biodegradabilità indicati dagli standard tecnici europei vigenti”. Ma che cos’è proibito esattamente? Tutti i tipi di sacchetto?
Intanto precisiamo che il comunicato stampa aveva lo scopo di ribadire l’entrata in vigore del bando in data 1° gennaio 2011, non di completare quanto presente nella legge 296/06, voluta dal governo Prodi. In quella legge non si differenziava fra i diversi tipi di sacchetto, e questo può creare problemi. Il Ministero sta esaminando la questione, perché lo scopo principale del bando doveva essere quello di eliminare le buste di plastica monouso, per mettere un punto a questa moltiplicazione dell’usa e getta, mentre la norma è molto generica. Prendiamo il caso delle buste di plastica molto rigide, per esempio quelle che vengono date al cliente in alcuni negozi di abbigliamento: ecco, se una borsa è chiaramente resistente e riutilizzabile, non come un sacchetto da supermercato, non c’è motivo di impedirne la circolazione. Un’applicazione troppo rigida della norma rischia di creare danni all’economia e la polverizzazione di tutte quelle aziende che lavorano nel settore.

Dunque il Ministero intende emanare decreti attuativi per specificare meglio i limiti del bando?L’intenzione è quella di lasciar passare un po’ di tempo, ovviamente monitorando con attenzione quello che accade, per capire se e come il mercato riesce ad autoregolarsi, a riassestarsi senza crisi. Poi valuteremo se sarà il caso di intervenire, ma ricordo che per intervenire su una legge dello stato, com’è la 296/06 in cui si trova il provvedimento in questione non basta una circolare, ci vuole un’altra legge. Per ora è meglio vedere come si evolve la situazione: queste piccole grandi rivoluzioni vanno metabolizzate, ma mi sembra che i consumatori abbiano reagito bene, senza proteste.

I consumatori sì, ma infatti il problema più grosso è per i produttori…
Ripeto, il bando non ha intenti repressivi, ha lo scopo di indirizzare il mercato in funzione di un cambiamento di abitudini: tant’è che manca l’apparato sanzionatorio. Certo, la Guardia di Finanza potrebbe sequestrare le merci, ma non vogliamo certo questo. Nessuno vuole danneggiare i produttori, la situazione è e sarà sotto osservazione per trovare accordi ragionevoli che non danneggino le aziende. Se vedremo che le aziende potranno senza troppe difficoltà passare a produrre sacchetti utilizzando pellicole biodegradabili al posto della plastica, non sarà necessario pensare a sanzioni e nuove leggi.

Uno dei punti più critici del bando è proprio la definizione di biodegradabilità: se ci si attiene strettamente all’interpretazione della norma Uni EN 13432 molti additivi risultano fuori legge: non è un dettaglio per un produttore. Cosa intende il Ministero per biodegradabile?
Per le questioni tecniche e per questo tipo di problematiche, sicuramente importanti, il consiglio è di rivolgersi direttamente agli uffici tecnici del Ministero, che stanno lavorando su questi aspetti. Ribadisco ancora una volta che lo scopo del bando non è quello di punire nessuno, ma di dare un segnale forte a difesa dell’ambiente.

La Francia nel 2006 propose lo stesso provvedimento, ma la Commissione Europea lo ritenne una violazione della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio. Cosa c’è di diverso questa volta? Non potrebbe capitare la stessa cosa?
La Commissione Europea parla di salvaguardia dell’ambiente e induce a prendere iniziative in questa direzione, salvo poi condannare chi prova a farlo. Siamo ovviamente a conoscenza dell’episodio della Francia – che, ricordo, rinunciò ad emanare il decreto dopo il parere della CE, ma ritirare la legge fu una scelta, la Commissione non poteva impedirlo – ma abbiamo ritenuto giusto proseguire su questa strada. Siamo ovviamente disponibili a semplificare il provvedimento e a venire incontro ai produttori, ma un cambiamento dei costumi è necessario, non si torna indietro.

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Una contraddizione dopo l'altra...

Se volete condividere inserite il link
http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=104907
e scrivete che lo shopper non è ILLEGALE!

martedì 11 gennaio 2011

EPPUR SI MUOVE!

Martedì 11 gennaio 2011 alle 19.37

Ho scritto al TG3:

Inviato: mar 11/01/2011 12.43
A: Redazione TG3 Net
Oggetto: Quando ne parlerete?

Mi rivolgo a voi del TG3, uno dei migliori in circolazione, per
denunciare il vostro silenzio come giornalisti su una questione molto
importante, seppur impopolare.

Hanno bandito lo shopper in plastica tramite un COMUNICATO STAMPA. Non
esiste una legge, non un decreto.

Numerosi i piccoli imprenditori che rischiano di perdere tutto e i posti
di lavoro a rischio sono circa 4000.

Quando ne parlerete? Gli unici ad aver voce sembrano essere quelli di
Legambiente e gli operai Fiat e i sindacati collegati al settore
metalmeccanico e noi?

Noi che perderemo il lavoro per una legge pseudo ambientalista?

Attendo risposta.
Cordialmente
Annalisa xxxxx (prossima disoccupata e clochard)

Mi hanno risposto:
Il 11/01/2011 16.36, Redazione TG3 Net ha scritto:

Nemmeno a farlo apposta...sarà l'argomento di Fuori Tg di domani, 12 gennaio. Lo potrà seguire in diretta dalle 12:25 alle 12:45 su Rai 3 o se non ha occasione potrà rivedere la puntata sul nostro sito :)

Cordialmente
Redazione TG3web

L'apoteosi dell'assurdità

Martedì 11 gennaio 2011 alle 17.14

Il divieto di commercializzazione di shoppers in polietilene dal 1° gennaio 2011 probabilmente è giuridicamente illegale

Secondo uno studio effettuato dal servizio affari legali del Consorzio C.A.R.P.I. la disposizione di cui alla Legge 296/06 (finanziaria 2007) commi 1129, 1130 e 1131, in base alla quale dal 1° gennaio 2011 sarebbe vietata la commercializzazione delle buste per asporto delle merci in materiali non biodegradabili, potrebbe non essere efficace e validamente applicabile.

La lettura dei commi 1129 e 1130 dell’ articolo 1 della “Finanziaria 2007” fa sorgere alcuni dubbi circa l’immediata applicabilità del divieto di commercializzazione dei sacchetti di plastica non biodegradabili. Tale dubbio parrebbe superato dal recentecomunicato (30 dicembre 2010) del Ministero dello Sviluppo economico. Si osserva, inoltre, che alcuni Comuni hanno già adottato disposizioni, con relative sanzioni, per punire i soggetti che commercializzano ancora sacchetti prodotti in materiale non biodegradabile. Peraltro si osserva che un’analoga disposizione approvata in Francia è stata censurata dalla Commissione UE. A quanto a noi risulta, il divieto della commercializzazione buste in plastica non biodegradabile non è previsto da alcuna Direttiva comunitaria (contrariamente a voci fatte circolare in proposito).

Le considerazioni che seguono, tuttavia, prescindono da qualunque argomento giuridico di diritto interno, dal momento che la nostra tesi è quella di ritenere la normativa italiana non applicabile per la violazione di superiori disposizioni comunitarie.

La disposizione italiana che interessa può essere qualificata come una regola tecnica dal momento che vieta la commercializzazione di un prodotto. La giurisprudenza della Corte di giustizia si è già pronunciata sulla natura di regola tecnica di tali disposizioni (Corte di giustizia sentenza del 21 aprile 2005, c 267/03).

La direttiva 98/34/Ce dispone che ogni progetto di regola tecnica, deve essere notificato alla Commissione, ai sensi della direttiva medesima, prima della sua adozione (cfr. artt. 1e 8 direttiva 98/34/Ce). In sintesi, il progetto di legge contenente le disposizioni di cui si discute avrebbe dovuto essere notificato dal Governo italiano alla Commissione. Non risulta, e peraltro nella legge non vi è traccia di tale passaggio, che l’adempimento sia stato soddisfatto.

La Corte di giustizia ha precisato, sin dalla seconda metà degli anni ’90 (sentenza del 30 aprile 1996, c-194/94), che il mancato adempimento dell’obbligo di comunicazione di una regola tecnica è un vizio procedurale sostanziale, atto a rendere la regola tecnica non comunicata alla competente istituzione europea, inapplicabile.

Peraltro, la Corte di giustizia si è già occupata di un caso simile, ribadendo il principio sopra esposto (Corte di giustizia, sentenza dell’08 settembre 2005, c 303/04).

In conclusione, riteniamo che la disposizione di cui si discute, se non correttamente notificata in sede europea, non possa produrre effetti giuridici.

Non vi è dubbio che l’utilizzo indiscriminato di plastica “vergine” non giova all’ambiente poiché i relativi rifiuti certamente inquinano, ma proprio per ovviare a tale problema esiste il riciclo della plastica

In plastica riciclata si ottengono prodotti tecnicamente efficienti ed economici senza attingere a fonti non rinnovabili, anzi trasformando il rifiuto (plastico) da problema a risorsa

Per tale motivo ha destato preoccupazione la disposizione secondo cui dal 1° gennaio 2011 sarebbe vietata la commercializzazione delle buste per asporto delle merci (shoppers) in materiali non biodegradabili, preoccupazione per due ragioni:

1. in buona parte i sacchetti in plastica sono realizzati a partire da granulo di PE rigenerato, dunque la disposizione chiuderebbe un importante sbocco di mercato all’attività dei riciclatori

2. in buona parte i riciclatori producono il granulo rigenerato a partire da scarti di produzione di chi fabbrica sacchetti in plastica, dunque la disposizione chiuderebbe un’importante fonte di approvvigionamento di materia prima per i riciclatori

In sintesi in circuito virtuoso (materia prima vergine / prodotto / rifiuto – sottoprodotto / materia prima seconda / nuovo prodotto) potrebbe essere interrotto in favore di un materiale, la bio plastica che:

•non è riciclabile
•ha caratteristiche tecniche inferiori ed un costo superiore alla plastica tradizionale
•comporta un importante consumo di territorio e di acqua (si stima che per realizzare
•l’equivalente delle 200.000 ton/anno di shoppers in bio plastica si dovrebbero coltivare non
•meno di 300.000 ettari di terreno ed impiegare ca 1.200.000.000 m3 di acqua)
•se non correttamente gestita, una volta rifiuto, comporta emissione di metano (20 / 25
•volte più dannoso della CO2)
•favorisce le importazioni da paesi extra UE a scapito dell’industria Italiana

Per tale motivo, il consorzio C.A.R.P.I. ha interpellato i propri consulenti legali che hanno concluso per una quasi certa inapplicabilità del divieto di commercializzazione di buste in polietilene.

La vera alternativa ambientale agli shoppers monouso in plastica vergine sono borse o reti riutilizzabili in plastica riciclata (conformemente alle disposizioni comunitarie)

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Questo è l'unico paese (lettera minuscola voluta) in cui ci si adegua ad una normativa comunitaria violando i suoi principi cardine.
Se dovessimo vincere il ricorso e dovessero ritirare il COMUNICATO STAMPA (perchè vi ricordo che non c'è una legge al momento, nè decreti attuativi per quella del 2006), chi ci ripagherà del maltolto di mesi?

ASSURDO.

Che vengano a chiedere il voto..sono pronta con la fiocina..

lunedì 10 gennaio 2011

Unionplast risponde.

Lunedì 10 gennaio alle 20.04

Sacchetti al bando, Unionplast: "Si rischiano 5000 posti di lavoro e mancano biopolimeri"

Le indicazioni dei Ministeri non chiariscono gli interrogativi e le preoccupazioni dei produttori. Intervista a Enrico Chialchia, Direttore di Unionplast:"La disponibilità di bioresine per la produzione di sacchetti biodegradabili non è sufficiente per riconvertire il settore. Il bando si traduce in almeno 5.000 persone senza lavoro"

D: Direttore Chialchia, alla luce dell’entrata in vigore del bando, Unionplast intende intraprendere azioni legali?

Impugnando un comunicato stampa?
Rendiamoci conto della situazione: il decreto è entrato in vigore da dieci giorni e i Ministeri si sono limitati alla diffusione di un comunicato stampa che ha gettato nel caos un intero settore. Stiamo parlando di 5.000 lavoratori a casa, in un Paese in cui l’occupazione e il diritto al lavoro dovrebbero essere al centro dell’interesse nazionale, e invece evidentemente non importa a nessuno. Come associazione valuteremo le prossime azioni, nulla è ancora stato deciso, anche perché siamo nell’imbarazzo di trovarci davanti ad un comunicato che interpreta la legge.
Io aspetterei a parlare di ricorsi perché la situazione è caotica: piuttosto sarebbe necessario un tavolo di confronto con i Ministeri e anche con Legambiente, per capire come uscirne proteggendo l’ambiente ma anche i lavoratori, che da un giorno all’altro si trovano in cassa integrazione.
Oltretutto il comunicato faceva riferimento unicamente allo smaltimento delle scorte dei commercianti, non a quelle dei produttori, che hanno investito centinaia di migliaia di euro in quelle giacenze.

D: Lei ritiene possibile una riconversione delle aziende nella produzione di sacchetti biodegradabili, per salvare i posti di lavoro?

Io ritengo sia importante cercare un confronto sul tema bioplastica, che dal mio punto di vista vale tanto quanto la plastica, tant’è che tre anni fa ho creato per mia volontà all’interno dell’associazione il gruppo Unionbioplast, che riunisce un gruppo importante di aziende che producono e distribuiscono il biopolimero.
E’ senz’altro opportuno un confronto per studiare nuove applicazioni tecnologiche, ma la verità è che al momento non c’è una sufficiente disponibilità di biopolimeri.
Produrre queste bioresine non è come stampare un sacchetto, non è certo alla portata di piccoli produttori. Non è un caso se al mondo possiamo contare al massimo su una decina di aziende produttrici di biopolimeri, e si tratta di grandi aziende. La stessa Novamont, che ha dato ampie rassicurazioni sulla propria disponibilità, rassicurazioni che io ho apprezzato, non può però certamente rifornire un intero mercato nazionale.

Le aziende non hanno scartato il biodegradabile per ragioni ideologiche, o per disinformazione: i media hanno dato risalto alle campagne di Legambiente, e alle raccolte firme per l’abolizione del sacchetto. Si sono invece confrontate con il mercato, e quello dei polimeri biodegradabili non è stato un mercato molto favorevole fino ad ora, ma soprattutto con la scarsa disponibilità di materiale, che è un problema reale e concreto.

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Io avevo parlato di 2000 posti di lavoro, non era incluso l'indotto dei grossisti che, come i produttori, non possono smaltire le scorte a causa di un COMUNICATO STAMPA..

Oggi hanno chiamato un paio di clienti che mi chiedevano come fare perchè i loro clienti (i negozi) possono dare i sacchetti solo a titolo gratuito (e non capisco il perchè, visto che li hanno acquistati) non per legge, ma per un comunicato stampa.
Non sono previste nemmeno sanzioni.
Il sindaco di Paperopoli avrebbe fatto molto meglio di questi cialtroni stra-stipendiati da NOI..