sabato 29 ottobre 2011

"to do" list (Goodbye Malinconia)

sabato, 29 ottobre 2011 alle 20:08

- Mandare fax alla segreteria dell'università per farsi mandare la pergamena della laurea di 5 anni fa ( :) chi va piano va sano e va lontano e arriva di sicuro in ritardo :) )
- Comperare una valigia leggera che possa contenere 25 kg di roba.
- Visita oculistica e controllo dal dentista.
- Andare a cena con gli amici per l'ultima volta e avvertirli della partenza imminente.
- Passare le feste nel miglior modo possibile.
- Salutare il fratello ( :) )
- Preparare la valigia e pesarla per non dover pagare la penale.
- Prendere passaporto, mail del governo australiano con gli estremi del visto e prenotazione dei biglietti.
- Strapazzare i mici di coccole.
- Prendere mamma e papà, la macchin e dirigersi verso l'aeroporto Leonardo Da Vinci di Roma.
- Salutare la mia dolce metà e la sua famiglia.
- Piangere abbracciando i genitori e salutarli con la manina.
- Fare il check-in
- Salire sull'aereo e dirigersi ai posti sapientemente scelti 2 mesi e mezzo prima.
- Guardare fuori dal finestrino e dirsi con la morte nel cuore
Goodbye Malinconia

Goodbye Malincònia
Maybe tomorrow, I hope we find tomorrow
Goodbye Malincònia
Hope did we get here, how did it get this far
Goodbye Malincònia
We had it all, fools we let it slip away
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato d’animo


- Atterrare ed iniziare una nuova vita.


(è il 2012, ma la ragazza aveva un po' fretta :) )

mercoledì 26 ottobre 2011

Crollo emotivo

mercoledì, 26 ottobre 2011 alle 14:32

Questa mattina sono andata in ospedale a fare il pap test.

No, il crollo emotivo non è dovuto allo speculum in plastica sterile e freddo come un ghiacciolo.

Non vado dal ginecolo da quando avevo 17 anni, lo shock di una trombosi dovuta ad un errore di valutazione del ginecologo è stato troppo forte e così non volevo proprio incontrarne di nuovi.
Ma a 31 anni, forse, una visitina era da fare :)

Quando ho finito, io e la mamma (caposala dell'ospedale) siamo andate al bar per prendere un caffè.

Un signore anziano era al bancone, a bere un cappuccino. Paga ed esce.
Tre scalini in ferro.
Il corpo del signore che si piega come una foglia e mia mamma che corre fuori.
Il signore ha battuto violentemente la testa su un vaso in cemento alla fine delle scale, il sangue esce copiosissimo dalla fronte. Il cappello in mezzo alla strada e la proprietaria del bar nel panico.

A 100 mt c'è la "casa del 118" , una piccola abitazione dove gli operatori del 118 aspettano le chiamate per uscire con l'ambulanza.
Non ho mai visto mia mamma correre così.

Tempo 30 secondi e ci sono già 1 medico del 118, 1 medico che aveva staccato il turno e 3 operatori con barella e medicamenti.

Io, sul ciglio della porta del bar guardo inerme.

Quando caricano il signore sull'ambulanza ha ripreso conoscenza, farfuglia, la ferita alla fronte continua a sanguinare, nonostante la medicazione e la grossa fasciatura.

Esco dal bar, saluto mamma e le dico di chiamare i parenti del signore.

Vado via.

Entrata al cancello dell'azienda inizio a piangere.
Un pianto dirotto, senza freni.
Non ricordo nemmeno quando sia stata l'ultima volta che ho pianto così.

...non so neanche cosa ci fosse in quel pianto...

PS: il signore sta bene, gli hanno fatto una tac ed ha avuto un collasso a causa del prelievo di sangue che aveva fatto poco prima di andare al bar.

martedì 25 ottobre 2011

Quando l'avatar ci rappresenta

martedì, 25 ottobre 2011 alle 17:19

Ho notato su facebook che "un'approfittatrice" (definirla AMICA è davvero troppo) di amici miei ha come foto profilo una mucca (altrimenti detta vacca).

Mai visto avatar più idoneo :)

domenica 9 ottobre 2011

Stefano Lavori: come nasce la Mela (marcia)

domenica, 9 ottobre 2011 alle 23:12

LA STORIA COMPLETA Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui, con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.

Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi. Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”.

Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare. Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”. I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano. Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene.

Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi? Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”. Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro. Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”. I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti. La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.

Fonte: Leggo.it

°°°°

Mai letto cose più veritiere, soprattutto quelle che riguardano l'enorme difficoltà di aprire un'azienda se sei giovane, le mille difficoltà di reperire i finanziamenti anche da chi dovrebbe essere lì solo per quel motivo.
Tristissima realtà..

giovedì 6 ottobre 2011

MacSteve

giovedì, 6 ottobre 2011 alle 08:21

R.I.P


Non è possibile unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi all'indietro.
Dovete avere fiducia che, in un qualche modo, i puntini si potranno unire nel futuro.
Dovete credere in qualcosa: intuito, destino, la vita, il karma, in qualsiasi cosa.