sabato 14 giugno 2008

il popolo sovrano

sabato, 14 giugno 2008 alle 00:17

ROMA (Reuters) - E' accorato e bipartisan il rammarico dei politici italiani per il risultato referendario di oggi in Irlanda, dove la maggioranza dei cittadini ha votato "no" alla ratifica del trattato Ue di Lisbona, con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si spinge oltre invocando a lasciare fuori dall'Unione chi ostacola il suo processo di integrazione.

*(solo dei politici però )*

"E' l'ora di una scelta coraggiosa da parte di quanti vogliono dare coerente sviluppo alla costruzione europea - ha detto Napolitano in una nota - lasciandone fuori chi, nonostante impegni solennemente sottoscritti, minaccia di bloccarla".

*(e perchè mai?? fate un referendum in Italia e vedrete quanti No prenderete - il mio compreso)*

Fa eccezione in questo scenario il sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Castelli (Lega Nord), secondo cui il voto contrario degli irlandesi è segno della lontananza delle leggi dell'Unione dalle necessità dei cittadini europei. "Fino a quando i burocrati europei continueranno a scrivere testi ispirati dagli illuminati e non dalle necessità dei popoli europei, ci sarà sempre un popolo in Europa che dirà di no. Stavolta è stato il popolo della celtica e verde Irlanda", ha detto Castelli.

*(questa volta gli devo dare ragione!! )*

Si trovano d'accordo con Napolitano il presidente della Camera Gianfranco Fini, il quale afferma che "senza i principi e le regole di funzionamento del Trattato di Lisbona, l'Unione Europea è di fatto ingovernabile e paralizzata", e che "il rischio è la sostanziale archiviazione dell'Europa a 27 Stati", e il leader dell'Unione di Centro Pier Ferdinando Casini, secondo cui il "no" dell'Irlanda "è un'autentica catastrofe".
Casini spera "che i Governi Europei sappiano cogliere questa ultima occasione per assumersi la responsabilità di superare, finalmente, l'assetto rigido dei 27 e di formare un ristretto gruppo di Paesi in grado di andare avanti assieme per risolvere le vere emergenze".

Il ministro degli Esteri Franco Frattini si dice preoccupato, ma sostiene che il processo di integrazione europea deve comunque andare avanti. "Abbiamo appreso la notizia dell'esito negativo del referendum in Irlanda con preoccupazione e rammarico, nel pieno rispetto della volontà sovrana espressa dall'amico popolo irlandese", ha affermato Frattini. "Tuttavia, la strada dell'integrazione europea non può fermarsi, a partire dall'azione politica che i Parlamenti nazionali, con le ratifiche, potrebbero esprimere".

Dello stesso avviso il presidente della Camera Fini: "E' necessario ripartire sollecitamente rafforzando, nel modo più ampio possibile, la cooperazione tra i paesi europei ed estendere i metodi di collaborazione che già si sono rivelati proficui".

Si dice addolorato anche l'ex premier ed ex presidente della Commissione europea Romano Prodi, anche se "è chiaro che la volontà popolare va rispettata, ma è altrettanto chiaro che l'Unione Europea deve andare avanti". "Sono molto addolorato per l'esito del referendum irlandese anche perchè questo viene da un popolo che più di ogni altro ha goduto i vantaggi della sua appartenenza all'Unione Europea", ha continuato Prodi.

"Forte delusione", ha espresso anche l'ex ministro dell'Economia del centrosinistra Tommaso Padoa-Schioppa, chiedendo di accelerare e completare il processo di ratifica prima di decidere sui prossimi passi.

*(Ho studiato su un suo libro (veramente era una raccolta) in cui si afermava che l'EU-25 non è una zona AVO (Area Valutaria Ottimale) e che quindi la moneta unica sarebbe stata un male...e ora è deluso??? )*

Anche il leader del Pd Walter Veltroni, che ha definito il "no" irlandese "un serissimo segnale di allarme", ha esortato il governo italiano a procedere con la ratifica. "Davanti alla preoccupazione per l'esito del referendum irlandese, nel nostro paese la procedura di ratifica deve continuare, visto che la maggioranza degli Stati e dei cittadini hanno già approvato il trattato", ha detto Veltroni in una nota.

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Tutti i Paesi che hanno ratificato il Trattato di Lisbona sono stati quelli che NON l'hanno sottoposto al giudizio popolare: Danimarca, Francia e Olanda, prima dell'Irlanda, l'avevano bocciato...

A voi la sentenza

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