lunedì 10 gennaio 2011

Il "giallo" dei sacchetti di plastica

Lunedì 10 gennaio 2011 alle 13.24

Le vecchie buste sono illegali dal primo gennaio.
I consumatori: dubbi sullo smaltimento, rischio far west

MILANO - Il dubbio è tutto nell'arco di tempo: quanto rimane per smaltire le scorte di sacchetti di plastica? Se lo chiedono le associazioni dei consumatori, preoccupate del fatto che mancano ancora i decreti attuativi del Milleproroghe che ha messo al bando le shopper «a canottiera».

Dal primo gennaio è vietato vendere le buste di plastica: ma chi trasgredisce con quale sanzione sarà punito? Non si sa. E poi, chi controlla? Il presidente di Assoconsumatori, Alessandro Miano, affila le unghie: «C'è tempo fino alla fine dell'anno, ma è chiaro che uno smaltimento scorte che si trascini troppo a lungo potrebbe indurre a pensare male: e se nascondesse altro? Distribuire gratuitamente borse di plastica con il marchio sopra, per esempio. Perché, a quel punto, dovremmo comprare borse meno resistenti e più care, come quelle biodegradabili? Vigileremo: ci rivolgeremo al Gran giurì della pubblicità».

A pochi giorni dall'entrata in vigore del decreto il quadro comincia a farsi meno chiaro.
Claudia Chiozzotto di Altroconsumo apre altri scenari: «Questo divieto è una pura formalità: la plastica viene già riciclata e in un Paese che fa la raccolta differenziata, il problema non dovrebbe neanche esserci. Per giunta, arriviamo sul tema un anno dopo il resto d'Europa; il lato positivo è che scoraggia il consumo di borse usa e getta.Abbiamo già in programma un test sulle nuove plastiche usate a contatto con gli alimenti: siamo sicuri che i materiali ecologici siano innocui?». Federconsumatori e Adusbef fin da subito hanno levato gli scudi, prima contro il possibile slittamento del divieto, preoccupate del fatto che ogni anno si sono prodotte oltre 260 mila tonnellate di sacchetti di plastica, con un consumo di petrolio pari a quello di 160mila automobili.

Ora Marisa Costelli, avvocato, responsabile Adusbef Lombardia lamenta «la poca informazione data ai consumatori, la grande distribuzione si è attrezzata, i piccoli e medi commercianti sono arrivati un po' allo sbando», e vede un doppio problema: «Si perderà almeno un anno per i decreti attuativi, perché anche la burocrazia in Italia inquina». Il che, aggiunto alla «difficoltà di fare i controlli», potrà portare a un periodo di «far west», con inconvenienti come la pubblicità selvaggia. Il comunicato del Ministero dell'ambiente non aiuta: «Resta consentito lo smaltimento delle scorte in giacenza negli esercizi artigianali e commerciali alla data del 31 dicembre 2010, purché la cessione sia operata in favore dei consumatori ed esclusivamente a titolo gratuito». Dice anche che sarà il ministero «in collaborazione con le autorità competenti» a effettuare i controlli.

Andrea Poggio (figliodiputtana), vicedirettore di Legambiente, smorza i toni: «Non vedo tutto questo allarmismo, in quasi tutti i supermercati milanesi le scorte di sacchetti di plastica sono già esaurite. Potranno durare più a lungo nei negozi di prossimità, ma non credo che qualcuno potrà approfittarne per farsi pubblicità. Questo decreto era necessario, la rivoluzione era già in corso». Il 73% di chi ha partecipato al referendum dell'associazione ambientalista, a fine novembre, si è detto favorevole alle sportine riutilizzabili. Cristiano Maccabruni del Movimento consumatori è ottimista. «C'è tutto un anno per smaltire le scorte, ma alcune catene di super e iper hanno già iniziato a sostituire i sacchetti di plastica con quelli bio fin dai mesi scorsi. Per ora, non abbiamo ricevuto nemmeno lamentele sui prezzi. I sacchetti biologici sono più cari di quelli di plastica, ma i consumatori sono ormai abituati».

Olga Piscitelli
05 gennaio 2011

Fonte: Corriere della Sera

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